Bosco di Corniglio

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È mattina ed il sole ha deciso di spuntare ma credo che non lo aspetterò, sono atteso da un bosco ricco di storia e leggende, racconti di uomini e del loro lavoro in questi boschi, e di strane creature che lo popolavano e che ancora oggi fanno parte della tradizione di questi luoghi, di donne curatrici che grazie alla loro conoscenza delle erbe, che coglievano ad orari e lunazioni tramandate da generazioni, lenivano le sofferenze dei contadini, e del dispettoso “Baffardello” che si divertiva a far delle trecce sulle code delle vacche e criniere dei cavalli.

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Ma dove siamo, in un’antica contea irlandese? No, siamo a Corniglio, un piccolo splendido comune della generosa provincia di Parma. Più precisamente siamo nel Bosco di Corniglio, lì dove fino a circa mezzo secolo fa si raccoglievano le castagne e si facevano essiccare dentro delle piccole casette di pietra (essiccatoi).

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Mi addentro dove mi è stato indicato da due arzilli e gentili signori. Prendo un piccolo sentiero ricoperto di ricci e piccolissime castagne, non resisto alla tentazione e ne mangio un paio crude.

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Sono abituato alla montagna e qui non siamo a circa 700 metri di altitudine, non sento freddo e rimango in camicia, come indicato seguo il sentiero. Procedo lentamente silenziosamente  fino a che mi trovo davanti ad una discesa, intorno a me sento il rumore dei ricci di castagne che di tanto in tanto cadono. Jane è presa a seguire le tracce di chissà cosa ed ecco sulla mia destra una piccola casa, è coperta di muschio verde, è davvero un’apparizione, perfettamente incastonata nel bosco. Mi guardo intorno e non posso non notare che è come se tutto sia irreale.

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Mi fermo per bere un po’ d’acqua e sento delle voci al di sopra di me, persone che raccolgono castagne, sono a pochi metri da me ma non vedono né me né Jane. Man mano che il loro chiacchiericcio si allontana è il bosco a farsi sentire ed i colori sono diventati “elfici”. Un agglomerato di grossi massi, messi praticamente in cerchio, mi fanno sentire davvero piccolo, scatto delle fotografie. Non posso fare a meno di pensare a quello che mi hanno raccontato i due arzilli vecchietti, delle storie “sull’uomo selvatico” e del piccolo folletto che indossa un mantello triangolare verde a punta, dei suoi occhi fiammeggianti e della coda che si muove flessuosamente. Storie, a dirla tutta, simili a quelle che si sussurrano nelle valli di Lanzo fino a su, sui Tornetti al Pian degli Asciutti, in Piemonte, a quasi 2000 metri. Ma questa è un’altra storia, vi ci porterò più avanti.

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Siamo arrivati davanti ad un’altra casetta, è aperta. È buio, faccio luce con la torcetta dello smartphone, all’interno ci sono delle grandi ceste rettangolari ma la casetta non è stata mai terminata, come se il posto fosse stato abbandonato in fretta. Scatto delle foto, Jane è fuori e ringhia. Finisco di scattare le foto ed esco, in tempo per vedere qualcosa grosso come un cane, grasso e tarchiato, è un giovane cinghiale attirato sicuramente dal tappeto di castagne che si trova ovunque. È un pezzo che non guardo l’orario ma lo stomaco mi manda segnali che significano che mandare giù un boccone è senz’altro la cosa giusta.

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Ho con me il kit per il fuoco ma non lo accenderò. Ho portato con me uova sode, formaggio e pane ed uno snack per Jane (che comunque assaggerà anche il mio formaggio; da bere ho l’equivalente di un bicchierozzo di vino e acqua. Scelgo un piccolo spiazzo davanti ad una casetta-essiccatoio che sembra veramente l’abitazione di magiche creature del “piccolo popolo”. Mangiamo. Intorno a noi è tutto così irreale, adoro questo bosco ed i suoi mille colori autunnali e il suo muschio verde che ricopre ogni cosa, grossi massi ed un muretto a secco che segue una sinuosa antica strada ricoperta di ricci, foglie e grosse castagne. Uno strano torpore mi invade, voglio stendermi un po’ in questo luogo, mi appoggio con la schiena ad un grosso masso ricoperto di uno spesso e profumoso verdissimo muschio. Socchiudo gli occhi e lascio che il bosco mi racconti di quegli uomini che tenevano il fuoco sempre acceso con il legno di castagno, che ha la proprietà di mantenere naturalmente bassa la sua fiamma, e le grandi ceste di castagne messe in alto ad essiccare alla brace. Forse altri hanno riposato dove mi trovo io adesso e come me hanno goduto di questa indescrivibile quiete. Anche Jane approfitta di questa sosta e si accuccia vicino a me.

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Le piante, gli alberi sono esseri viventi. Anni fa vidi il prototipo di un sistema d’allarme che sfruttava la “sensibilità” di una pianta (ligustro). Gli alberi hanno una loro personalità, ogni bosco ha un suo carattere, una sorta di particolarità che può dipendere da molti fattori e tra questi influiscono le sue origini, la sua storia ed il suo vissuto “personale”. E questo è un bosco buono, mi piace stare qui, chiudo qualche istante gli occhi per ascoltarlo meglio: bambini che aiutano gli adulti a raccogliere castagne, anziane signore che raccolgono radici di dente di leone (tarassaco) per preparare infusi che serviranno per ridare vigore ad un fegato stanco. Rimango ancora un po’ seduto in questo museo naturale a cielo aperto.

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Poi mi rialzo e continuo la mia escursione, le casette essiccatoio sono messe ad una breve distanza l’una dall’altra, alcune sono ormai dei ruderi semi crollati e pericolanti e preferisco non entrare. Seguo il verde muro a secco ed ora raccolgo anche io un po’ di castagne.

La farina di questo frutto è stata un alimento fondamentale, so che nei dintorni qualcuno ha ridato vita a questa antica attività ripristinando alcuni antichi essiccatoi. Il bosco, se ben gestito, potrebbe creare davvero tante opportunità di lavoro.

Il tempo scorre veloce fuori di qui, il sole sta calando, mi piacerebbe trascorrere qui la notte ma non oggi e comincio a risalire. Ho appuntamento ad un bar sotto il castello di Corniglio e diversi chilometri a piedi da percorrere. esco dal bosco, do uno sguardo prima di lasciarmelo alle spalle e con la mia fantasia saluto l’uomo selvatico ed il dispettoso folletto. Io non li ho visti ma … chissà! Magari i rumori che ho sentito non erano soltanto ricci di castagne che si staccavano dai rami …

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Arrivo al bar vicino al castello, mi stanno aspettando. Il bar è stile anni ’60, il gestore è gentilissimo e ci racconta anche lui qualcosa sugli essiccatoi e siccome siamo nella patria delle bontà alimentari discutiamo gustando un generoso piatto di salumi del posto e bevendo una schiumosa birra. Chiedo qualche informazione sul castello … ma anche questa è un’altra storia. Buon bosco a tutti!

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Antony

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28 risposte a "Bosco di Corniglio"

  1. Il tempo si ferma nel bosco di castagni che ricorda le escursioni nei miei monti pisani, fra leggende e metati ( così qui chiamano le casette essiccatoi).una piacevole passeggiata costellata da belle immagini😊notte

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  2. Conosco a memoria questi boschi:mia mamma,da bambina,era vissuta nel castello di Corniglio perché il nonno lavorava per il comune. E mia nonna,come tutti noi Druidi,girava per i boschi per trovare erbe curative. Questi boschi sono molto simili ai miei,infatti prima o poi ci incontreremo mi sa 😄 Un consiglio:da me ci sono i lupi,tieni la cagnolona al guinzaglio che non si sa mai

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  3. Faremo più attenzione del solito 🙂..ci sono anche da noi ( Piemonte) ma evitano accuratamente di avvicinarsi a uomini e cani insieme..ma sempre meglio starci più di occhio.. jane non è una tipetta cerca guai, e non si allontana mai da me..ormai siamo collaudati entrambi…grazie per la dritta.

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  4. Un bellissimo servizio il tuo, belle foto e bel racconto. Le castagne, grande risorsa alimentare. Qui da me c’è il paese di Brinzio dove c’è addirittura un Museo dedicato allo sfruttamento antico di questo frutto.
    Un saluto a Jane, fida compagna d’avventura.

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  5. No , provincia di parma , le nostre castagne di Cuneo sono molto più grosse, anche se meno dolci . Da dire che comunque ancge se apparentemente i boschi sembrano simili, sono fondamentalmente differenti, Quelli di corniglio hanno mantenuto una ” selvaticita’ ” molto particolare, a cominciare dalla massiccia presenza di muschio. Più avanti posterò un paio di boschi veramente montani , ( Valli di Lanzo ) e una foresta unica nel suo genere ( foresta Umbra) Puglia- Foggia ..famosa per i suoi faggi secolari, e la sua fauna..

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  6. Che bel racconto, il bosco è davvero la tua casa! E che bello ricordare e far conoscere tradizioni del passato che avvero sarebbe bello non perdere. Anche qui dove vivo, per lunghi periodi, la farina di castagne è stato un alimento fondamentale.

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  7. pare di essere nei miei boschi, appennino ligure, al confine con l’emilia: a far da confine da un lato ho un castagno di 400 anni, che vado a trovare appena posso. nei miei monti le castagne, carpenesi, qui sono le migliori , venivano essicate in casa..e gli essiccatoi fungevano anche da cucina. Questo fino alla seconda guerra mondiale.Buona giornata…

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