La mia accettina

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Salve a tutti, ho già parlato dell’utilità dell’accetta, tuttavia questo attrezzo antichissimo viene normalmente lasciato a casa. Il motivo? il suo ingombro in termini di peso e di dimensioni sicuramente incide molto ma non è da trascurare neppure la poca conoscenza dell’uso che si può fare di una onesta accettina in semplice ferro. Sul mercato esistono modelli pensati e realizzati per un comodo trasporto nello zaino, spesso però a scapito delle prestazioni.

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Questo attrezzo è per antonomasia uno strumento da lavoro, nato per costruire oggetti e dare vita al legno, è con l’ascia che si sono costruite piccole e grandi imbarcazioni e l’abilità di chi la maneggiava era riconosciuta come indispensabile. Un tempo la figura del maestro d’ascia era di pari importanza a quella di fabbri e medici farmacisti, era a lui che il castellano incaricava la costruzione di nuovi edifici, macchine da guerra, ed era lui che con la sua conoscenza della lavorazione del legno rendeva ricco e potente un impero, costruendo le navi che sarebbero servite per scoprire e conquistare nuove terre.  Pertanto pensarla soltanto come una grossa e tozza lama da impiegare per tagliare ciocche di legna significa sminuire un utensile ben più sofisticato e nobile.

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Avevo da diverso tempo in mente qualcosa, una accettina che avesse corpo e sostanza per fare lavori duri come tagliare, sfrondare un piccolo tronco caduto, ma che fosse anche maneggevole per realizzare lavori più impegnativi come scavare un tronco, un rifugio, un piano rialzato per poter mettere e tenere separata l’attrezzatura dalla neve, una piccola zattera di fortuna. Insomma, desideravo una piccola scure con l’anima di un’ascia da carpentiere senza rinunciare alla comodità di porto.

E via, allora, con le ricerche con un occhio alle indicazioni che la storia tramanda e l’altro attento a soddisfare le mie esigenze. Ribadisco che ci sono ottime aziende anche italiane che producono una vastissima gamma di asce e accette di alta qualità, non mi riferisco alle pur buone che troviamo generalmente a poco prezzo in grandi magazzini del fai da te o ferramenta.

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Il maltempo di questa settimana è stato una spinta ad impegnarmi in questo progetto ed ecco la mia accettina! Una testa d’ascia di circa 400 grammi montata su un solido manico in legno di faggio con una lunghezza complessiva di 29 cm ed un peso totale inferiore ai 500 grammi, che ho ottenuto lavorando una mazzetta da muratore. Ho voluto dargli un filo a taglio da spacco per consentirmi di dividere in modo pulito piccole ciocche di legno, mantenendolo però un po’ più alto da consentirmi di dargli una affilatura più generosa ed atta a lavorare e costruire strutture ad incastro. La smussatura interna sulla parte ventrale è comoda per impugnare la testa dell’ascia direttamente con la mano per i lavori di taglio più fine. Infine il manico, pur mantenendo una certa flessuosità di curvatura, nella sua forma consente di impugnare comodamente e saldamente l’accettina nelle tre classiche posizioni: quella alla base del manico per poter dare colpi decisi di maggior peso, centrale per colpi più mirati, e sotto la testa per lavori di rifinitura. Il tutto avvantaggiato da una circonferenza del manico che consente in ogni caso una presa ampia con il palmo della mano agevolando il lavoro di chiusura del  pollice e dell’indice.

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Ho voluto modificare anche la parte a “martello” riducendola sensibilmente a favore della maneggevolezza senza, però, rinunciare, ad utilizzarla ad esempio per battere i paletti di una tenda anche nei terreni più ostici o se necessario piantare dei chiodi anche di buone dimensioni. Ho voluto renderla ancora più personale realizzando sulle due facce delle foglie di edera e su di una la scritta di Aria di Bosco.

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Che dire? I primi test di rito sono stati superati ora non resta che testarla direttamente sul “campo”.

Buon bosco a tutti!

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8 risposte a "La mia accettina"

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