Il Castello di Torrechiara (I parte)

Verso il castello.

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Ok, ci siamo, si comincia con il primo castello e, badate bene, non un castello qualunque, non uno dei tanti pensati e costruiti come inespugnabili fortezze, di quelli che quando te li trovi di fronte mettono un pochetto di angoscia. Questo castello nasce per proteggere e vivere un grande amore.

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c075c7e05a4aa531483e252c468a59e0 Il castello è quello di Torrechiara ed indissolubilmente legate ad esso sono la duchessa Bianca pellegrini, una seducente donna dai lunghi capelli neri e occhi verdi da ammaliatrice, ed il coraggioso impavido Pier Maria Rossi (Pier Maria II de’ Rossi) conte di San Secondo. I due erano entrambi sposati ma questo non impedì che si innamorassero. Era il mese di Maggio del 1448 quando Pier Maria Rossi ordinò la costruzione del maniero che si sarebbe eretto sulle rovine di un più antico fortilizio. Oggi siamo nel settembre del 2017 ed io mi trovo a pochi chilometri da Lesignano de’ Bagni (Parma) e sono diretto a Langhirano (Parma). Per raggiungere il castello devo costeggiare per un tratto il letto del fiume Parma, percorrere la vecchia strada che univa i due paesi ed attraversare prima i due boschi e poi su per il castello.

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Jane, la mia Staffy, è in forma e la nostra avventura comincia con una sorpresa: un capriolo prima nascosto vicino ad un canale compare davanti a noi, ho anche il tempo di scattare qualche foto.

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Dritto in fondo sulla sinistra del letto del fiume (che al momento è solo un rigagnolo) sembra aspettarci il castello. Non posso tenere a freno la mia fantasia e cerco di far scorrere almeno con la mia mente indietro il tempo fino ad immaginare il fumo che si alza dalle cucine del castello già di prima mattina e la bella duchessa che si affaccia, non vista, per scorgere un segno dell’arrivo del suo amato  ed io ovviamente sono invitato.

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Ho deciso di viaggiare leggero quindi porto con me il minimo indispensabile. C’è un po’ di freschino ma sono troppo pigro per fermarmi e prendere una felpa che ho messo nello zainetto. Jane si sente molto cacciatrice oggi e disturba un paio di grossi fagiani che stavano ad abbeverarsi, facendoli schizzare freneticamente. Ho la sensazione che rida quando fa queste cose! Ci separiamo dal fiume, ad attenderci ci sono tre magnifici tipetti, socializzano prima con Jane che, come ormai sapete, è addetta alla gestione delle pubbliche relazioni con gli animali del bosco. Tiro fuori una mela e la condivido con i tre tipetti che ci seguono fino a che il recinto lo permette.

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Ora è scomparso anche il castello e le piccole macchie di alberi si infittiscono. mi lascio dietro un paio di aziende, mentre un grosso maremmano ci guarda sparire nel bosco. Fuori c’è il sole, qui i suoi raggi non penetrano, muri di rovi e colonne di edera che ricoprono gli alberi danno un aspetto molto particolare a questo luogo.

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Deve esserci stato un forte temporale qui in questi giorni, mentre venivo ho visto almeno due grossi alberi a terra e qui all’interno del bosco si sono formate delle grosse pozzanghere. Davanti a noi ci sono tre possibili piste, non ho una mappa ma ho il mio smartphone, tuttavia non credo di averne bisogno e faccio la mia scelta.

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Rovi, rose canine e generose spine di acacia e ovunque “Radio Bosco” trasmette i suoi programmi, la sua musica che a momenti alterni sembra interrompersi. È un pezzo che camminiamo ed un tronco disteso lungo per terra mi suggerisce di fermarmi un po’. Mi guardo intorno, un tempo in queste terre, in questi boschi, i nobili cacciavano per divertimento ed il popolo per mangiare, ed il signore di queste terre era il padrone di tutto questo.

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Jane intanto si toglie l’abito da lady e si rotola nell’erba, si sente un predatore ma non deve essere l’unica qui, perché di botta smette di rotolarsi e diventa seria, il pelo le si drizza sulla schiena, scopre i denti, emette un ringhio. Mi alzo, so che quando fa così c’è sempre un motivo.

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Ed eccolo: è una testa di capriolo, un giovane capriolo, ci sono poche ossa sparse ma quelle poche hanno dei profondi solchi, uno in particolare  proprio sulla parte destra vicino all’occhio. Cani? Non credo, i comuni qui sono ben gestiti e non ho trovato tracce di randagismo. Bracconieri? Neppure, credo, alla fine della fiera perché lasciare la testa in giro? Non me ne vogliano gli “esperti” ma credo di sapere chi ha cacciato il giovane capriolo.

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Alla prossima.

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Antony

19 risposte a "Il Castello di Torrechiara (I parte)"

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