L’eco dei boschi

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Salve a tutti amici, in questi giorni ho letto molto, o peggio ho letto molte notizie che non sono sicuramente di buon auspicio. Le statistiche che ci danno affermano che abbiamo circa 10,9 milioni di ettari di boschi e foreste e, diciamocela tutta,la cifra fa riferimento al 2015/2016 il che è una buona notizia se si considera che nonostante gli incendi ogni italiano, compresi quelli presi in prestito, ha in teoria un piccolo boschetto personale (circa 20-25 alberi pro capite) a fronte degli oltre 20 miliardi (anche qui la cifra è in difetto) di alberi in Italia. Nell’ultimo migliaio di anni questo è nel momento più aureo per i boschi ed i suoi abitanti, orsi, lupi, cinghiali e via dicendo. Quindi su con i sorrisi, gli applausi e le pacche sulle spalle, ma come si è arrivati ad un simile risultato?

 

 

Le leggi, la prevenzione, una rete operativa  più veloce e funzionale? Se volessi fare del sarcasmo potrei dire che da quando la Chiesa non costruisce più cattedrali i disboscamenti ufficializzati si sono azzerati e già questo da solo basta. Alcune normative hanno inoltre vietato di destinare ad altro uso (vedi edilizia e turismo ad esempio) le zone incendiate. La macchina del pronto intervento, grazie al coraggio e alla determinazione degli uomini impiegati, nonostante le critiche si è dimostrata all’altezza delle situazioni e gli elicotteri e gli aerei certamente fanno il loro. Ma manca qualcos’altro? Direi di si.

I nostri boschi sono tenuti male, talmente male da renderli pericolosi, difficilmente gestibili in caso di incendi ma anche di alluvioni. È sufficiente fare due passi in un bosco qualsiasi e non potrete non notare quanti grossi rami ed alberi secchi ci sono sul terreno, che in termini di prevenzione per gli incendi la dicono lunga. Questi, infatti, oltre ad essere un’esca perfetta sono anche il collegamento di fiamma tra alberi anche più distanti tra loro, oltre ad essere un maggior intralcio per i soccorritori che devono anche perdere tempo per “pulire” il terreno vicino alla zona interessata. E allora cosa si fa? Si mettono i cartelli di divieto! (Vietato accendere fuochi). Certo, perché il cittadino italiano onesto li legge e li rispetta i divieti, peccato non sia lui a dare fuoco a tutto. E poi, scusatemi, ma il bosco è o non è patrimonio nazionale? Il bosco è di tutti i cittadini?

Ci dicono che il lupo sta ritornando nelle zone in cui stava un tempo, idem altri animali come la lince ed il gatto selvatico (quello vero) ma non ci fanno sapere del malcontento di chi abita vicino e che finisce  per odiarli per diversi (ovvi) motivi. Ho letto degli pseudo ecologisti che in una discussione prendevano in giro una signora che lamentava le stragi fatte più volte nel suo pollaio. Sembra sciocco a questi signori, vero? Ma se gli fregassero tutti i giorni la spesa cosa direbbero? Il bosco va curato anche risolvendo faccende come questa. Un esempio è dato da quello che sta accadendo nel Parco del Ticino, zona lombardo-piemontese, ed in Puglia per il ritorno del lupo. Nel Parco del Ticino, o meglio nelle zone intorno, ci si è rallegrati quando è stata data ormai per certa la presenza di una femmina di lupo, ripresa con “trappole fotografiche” e maggior gioia quando quando si è ipotizzato che probabilmente si accompagnava ad un maschio. In Puglia, a Martina Franca, nelle foreste e boschi dell’Orimini, la gente è preoccupata, vuole sapere, vuole garanzie. E se non ne avrà? Che significato ha questo diverso atteggiamento? Giù in provincia di Taranto ci sono i soliti “terroni” ignoranti mentre su, in Piemonte e Lombardia i veri prototipi dei cittadini perfetti? Negativo.

Nella zona del Parco del Ticino le decine e decine di strutture che offrono servizi ai turisti non sono in conflitto di interessi con gli animali selvatici che, anzi, sono un valore aggiunto in quanto addirittura favoriscono il turismo già numeroso, stile Parco Nazionale d’Abruzzo. Nella zona di Martina Franca, Palagiano e Crispiano ci sono allevamenti di cavalli (il Murgese) e asini, tra cui uno unico al mondo (patrimonio nazionale), l’asinello di Martina Franca, e decine e decine di allevatori di vecchio e nuovo stampo. Credo che qui il conflitto di interessi esista. Cosa accadrà? Io scommetto nulla, basterà non dare risalto alla faccenda.

Ed ecco qui la novità: con questo articolo udite udite (leggete leggete è più appropriato) nasce l‘Eco del Bosco, una pubblicazione settimanale in cui riporterò integralmente altri articoli che troverò riguardanti i boschi, gli animali e la natura e, se posso, conto anche su di voi. Se volete segnalatemi o mandatemi foto o link di articoli dei vostri giornali locali, manifesti o progetti politici.

Da oggi ogni mercoledì/giovedì riporterò notizie su quello che accade nei boschi d’Italia, dalle Alpi all’Etna. Buon bosco a tutti!

(Alcune immagini sono state prese da Google).

Antony

8 pensieri riguardo “L’eco dei boschi

  1. Te pensa che una femmina è stata ” catturata ” da una trappola fotografica nel parco del Ticino versante piemontese, ( una manciata di minuti da me ) e si presume che ci possa essere anche un maschio…ma sono animali che riescono ad attraversare territori molto vasti senza tradire la loro presenza . Qui in zona poi cinghiali lepri fagiani non mancano ..

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