Richiamo (parte II)

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Alcuni anni fa un amico mi presenta una signora proprietaria di una magnifica femmina di Boxer purtroppo non esattamente soddisfatta dell’andamento della pur tanto desiderata convivenza. Una boxerina di 15 mesi tutto pepe che non appena veniva lasciata libera sembrava fosse diventata sorda nonostante i sopranici richiami della sua compagna umana.

Decisi di andare a dare un’occhiata sul posto ed il pomeriggio dopo mi ritrovai a fare due chiacchiere davanti ad un caffè a casa della disperata signora. Era trascorso un buon quarto d’ora e della boxerina ancora neppure l’ombra; quando chiesi di conoscere la peperina, la signora mi fece cenno di seguirla in giardino dove la chiamò diverse volte senza ottenere alcun risultato. Le chiesi allora di andare a vedere insieme cosa la stesse impegnando così tanto da non rispondere al richiamo della sua proprietaria. Facemmo insieme il giro del giardino intorno alla villa passando davanti a ciò che rimaneva di una fioriera di margherite, sparse qua e là sulla terra, ma della boxerina neppure un segno. La trovammo accucciata e ben nascosta sotto la folta chioma di un salice piangente, non ebbi neppure il tempo di  proferir parola che la signora cominciò a gridarle contro e presala per il collare la portò sul luogo del disastro e lì cominciò a strofinarle il muso sulle margherite recise gridando: <<No, no! Non si fa. Hai capito? Non si fa!>> Una volta libera la cagnetta scomparve nuovamente sotto il salice. Tornammo dentro casa, io con le idee molto più chiare e la povera signora più disperata. Le spiegai con calma che Kira, la boxerina, aveva associato il richiamo, e quindi il tornare da lei quando veniva chiamata, ad azioni negative e che avremmo dovuto ricominciare, costruendo un rapporto di reciproca fiducia. Le detti qualche indicazione di base e un appuntamento per il giorno dopo,

Ci incontrammo al parco e la piccola era ancora al guinzaglio, tesa e impaziente di essere lasciata libera. Portai con me due attrezzi che io chiamo “magici”: un lungo e sottile ma robusto guinzaglio e dei pezzettini di pane tostato crocantissimo. Presi io Kira e la lasciai andare per tutta la lunghezza del guinzaglio, ci fu qualche istante di guerriglia ma si adattò subito a seguirci per superarci e continuare comunque a godere di quella semilibertà finché la chiamai ma senza gridare, solo con voce ferma e decisa . Kira esitò un istante ma alla fine non dovetti neppure minimamente strattonarla, quando fu vicina la gratificai usando un tono di voce più caldo e dolce, le feci delle grattatine che apprezzò visibilmente e, dulcis in fundo, un pezzettino di pane tostato fece il resto. Ripetemmo l’esercizio insieme altre tre o quattro volte e Kir a interrompeva l’annusatina ad una siepe piuttosto che la ricerca di chissà cos’altro per avvicinarsi, sedersi e ritirare le tre gratificazioni: voce, coccole, bocconcino.

Tornammo, quindi, a casa della signora che lasciò Kira libera di scorrazzare in giardino; dopo alcuni minuti di libertà e di una apparente indifferenza da parte nostra la feci chiamare e questa volta la signora non lo fece sbraitando ma calma e decisa e Kira venne da lei. Ripetemmo questo esercizio un altro paio di volte nell’arco di una mezz’ora ed ogni volta Kira fu felice di venire per riscuotere il premio dalla sua “due zampe”. Nelle lezioni successive la proprietaria acquistò fiducia nella sua amica  e Kira in lei, sostituendo man mano il bocconcino con due coccole in più e dei caldi <<Brava Kira!>>. Kira smise anche di devastare il giardino, era sufficiente che la signora le voltasse le spalle dicendo NO con voce decisa e ferma per farle interrompere quello che stava facendo e quando le si avvicinava la signora, seguendo le mie indicazioni, la accarezzava e le diceva <<Brava Kira!>> In capo a due settimane la loro convivenza divenne più che ottima tanto da consentirgli di fare insieme anche lunghe passeggiate in campagna.

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Cosa non andava nel vecchio comportamento della signora?

  1. Sgridava il cane quando ormai il fattaccio era avvenuto da tempo, non dando la possibilità al cane di comprendere quale azione e quale cosa la proprietaria non aveva gradito.
  2. Quando inizialmente il cane aveva risposto al suo richiamo dopo diversi tentativi o addirittura veri e propri inseguimenti nel parco, a volte con l’intervento di altri volenterosi proprietari, invece di tranquillizzare la cagnetta la stordiva con i suoi <<Non si fa!>> e anche, a suo dire, con qualche buffetto sul muso (cosa sgraditissima per un cane considerata la sensibilità del tartufo).
  3. Kira aveva associato ubbidire ed avvicinarsi alla sua proprietaria ad una serie di esperienze negative.

Nei prossimi articoli vedremo come camminare insieme e lavorare sulla fiducia con il nostro amico a quattro zampe direttamente sul campo.

Antony

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